…galeotto fu quel Fulcanelli!…considerazioni banali sullo Studio dell’Arte.

Tutto cominciò per caso un po’ più di trent’anni fa: cercavo disperatamente di capire da dove cominciare per mettere in rotta la mia vita, per andare dove dovevo andare. Avevo poco più di vent’anni e già avevo fatto un mucchio di cose. Già allora la vita mi aveva offerto le prime dosi di dolore quotidiano, contrapponendosi alle straordinarie sensazioni di primordiale libertà offertemi dal mare e dal vento. Quante volte ci chiediamo cosa c’è che non va? E c’è da aggiungere: ma quante volte abbiamo il coraggio di leggere la secca risposta che portiamo in evidenza nel cuore?…

Tra le tante letture di quel periodo vi fu quella di un libro meraviglioso quanto pericoloso: Il mattino dei Maghi venne divorato in poche ore di avida lettura e ne uscii con un senso di stordimento e di inquietudine. Ciò che avevo percepito dagli studi delle Scienze sembrava trovare conferma: c’era altro, c’era altro oltre lo specchio del consueto. Certo, c’era un mucchio di ciarpame; ma quel richiamo al senso del meraviglioso, al ritorno alla Natura, non tanto in senso strettamente romantico e/o banalmente ecologico, mi aveva colpito profondamente. Il fatto era che il mio punto di vista di allora, su cui mi ero addestrato per anni, era un punto di vista ‘di parte’. Accademico, logico, ma ridotto. Troppo superbo. Madre Natura pareva non funzionare così come scrivevano gli illustri autori dei libri che avevo studiato all’università.

Tra i tanti passaggi, restai colpito da quello ormai famoso in cui Jacques Bergier riportava un colloquio decisamente surreale con uno sconosciuto alchimista, che lo metteva in guardia sui pericoli – non soltanto sperimentali – di un approccio semplicemente materiale all’energia nucleare. Ricordo che lessi più volte, in diverse tornate, quel particolare passo. Mi chiedevo: ma che ne poteva sapere un alchimista ? Cos’era l’Alchimia? E cosa fa un alchimista? Il ritratto di una sorta di Faust alle prese con Mefistofele, in un antro fumoso attorniato da pozioni e strane misture, era tutto ciò che potevo raccattare dall’immaginario comune.

Lasciai perdere. Ma, come talvolta accade, da qualche parte si era destata una punta d’attenzione.

Passò qualche giorno e ne parlai con qualche amico, si diceva che quel tale alchimista potesse avere uno strano nome: Fulcanelli.

Fulcanelli?…Ma chi era costui?

Un altro giorno, nella libreria preferita, dove spesso compravo i miei volumi di fantascienza e – da poco – qualche testo di esoterismo, ricordo che sull’ultimo scaffale in alto, a sinistra, da solo, era appoggiato Il Mistero delle Cattedrali: il nome Fulcanelli era lì. Mi allungai, ma a fatica: non riuscivo ad arrivare al libro. Non c’erano scalette, sedie o sgabelli, né commessi zelanti in giro. Fulcanelli era lassù: velocemente e furtivamente misi un piede sullo scaffale più basso e mi issai un pochino. Nel farlo, il libro scivolò di lato  e – chissà perché – mi cadde tra le mani. Mi guardai attorno, un po’ imbarazzato dalla mia posizione strampalata, ma nessuno si era accorto di nulla

Tornato a casa, verso le 21, mangiai rapidamente un boccone, misi sul piatto del giradischi la Sonata per Viola di J.S. Bach (…ho ancora il mio bel 33 giri!) e – comodamente sprofondato nel divano – affrontai la lettura di Fulcanelli. Non saprei dire quante volte riascoltai la Sonata: so solo che verso le quattro del mattino ritornai al mondo; avevo letto quel libro tutto d’un fiato e ne restai decisamente scosso. Migliaia di pensieri si affacciavano, per la prima volta, alla mente: il dragone, la materia prima, il Fuoco Segreto, il Cavaliere, la Spada, San Giacomo, il Corvo, il Leone, le Aquile, Zolfo, Mercurio e Sale. Cos’era quella roba di cui parlava quel pazzo? Non avevo capito assolutamente nulla di quello che scriveva Fulcanelli, nulla, ma di una cosa ero convinto: semplicemente straordinario, unico. Soprattutto sentivo che ciò che descriveva non era una chimera per creduloni, ma il frutto di un’esperienza diretta. Quell’uomo parlava di ciò che aveva visto, toccato e manipolato.

Alla domanda iniziale se ne aggiunsero alcune decine; fra le tante: ma perché scrivere un libro così profondamente emozionante ma così decisamente incomprensibile? A che diavolo serviva l’Alchimia? Meglio: cos’era quell’Alchimia?

Fu così che iniziò, banalmente. Ancora oggi, ringrazio il Cielo per quel libro che decise di scivolarmi tra le mani.

Tutto questo lungo preambolo è ciò che vorrei raccontare talvolta ad alcuni giovani amici che mi raccontano di voler studiare Alchimia e che mi dicono: “Sa Capitano, il libro è difficile, devo riflettere…sono troppo stanco…domani mattina ho un congresso…stasera ho la cena del club dello scopone scientifico…domani parto…sa, è un periodo che ho tante preoccupazioni…“, e via dicendo.

Ho un amico, cui voglio molto bene, che mi ha chiesto un mucchio di cose sull’Alchimia, sul significato di alcune strane allegorie, sul senso di certe frasi, sul perché di alcune cose. Gli ho ovviamente consigliato di cominciare a leggere qualcosa, tra cui – per l’appunto – Fulcanelli. Sono già passati due anni, e l’ho sentito qualche giorno fa: “Beh…a che punto sei? Quante volte l’hai letto?“. “Eh, …già leggerlo una volta è stato complicato…non ho tempo…il lavoro, la casa, la famiglia, il mutuo, la banca, i bambini…senti, ma cos’è la materia prima? …come si fa?…ho letto sul Web di un francese che mette mercurio e potassa…interessante, eh? Ma dai, dimmelo….ormai lo sanno tutti…“. Un caso disperato.

Credo di aver letto Fulcanelli più di cinque, seicento volte, ormai…Ancora oggi, scopro passaggi sorprendenti, che ritrovo e comprendo sempre sotto una nuova luce. Il Laboratorio aiuta a diradare alcune nebbie sapientemente diffuse. Sorrido stupefatto di fronte alla Maestria, alla Tradizione: quanto è grande e quanto è troppo semplice Alchimia per riuscire a nascondersi dietro alcune centinaia di letture? E quanto incredibilmente amorevole fu colui che scelse di celarsi dietro quel nome evocativo?

Rifletto e mi scopro sempre più solo: ma sarò proprio così perdutamente pazzo da aver dedicato la mia vita – felicemente e serenamente – allo studio della Gran Dama? Sono proprio così ‘speciale’? Che assurdità, quanta stupidità…

Mi rispondo che forse sono i sintomi della mia vecchiaia: non posso comprendere come si possa dire di aver scelto di studiare Alchimia se non si sia compiuta la semplice scelta di riservare spazio all’Arte, ogni giorno della vita. Non è difficile. E’ semplicemente banale. Se uno vuole studiare, si impegna nel suo studio con lo stesso impegno che dedica al proprio lavoro. Non è un conflitto. E’ un Amore.

Come ogni uomo su Terra, ho anch’io la mia storia comune, fatta di casa, lavoro, famiglia, dolori, successi, impegni, ribaltamenti, viaggi, lacerazioni, conquiste, sogni, malinconie, problemi e sempre nuove soluzioni. Sono un uomo comune: ma non mi ha ordinato il dottore di studiare Alchimia! Ho scelto di studiarla – per motivi su cui magari mi dilungherò in un altro post – quel giorno, e da allora non ho mai cessato di farlo. Anche quando vado a pescare ho i miei libri ed i mie appunti. Mi dà una gioia profonda, ineguagliabile. Mi accorgo anche che non riesco neanche a descriverla qui, su questo spazio virtuale. Ma assicuro che esiste e vivo questa gioia in completa serenità, senza fanatismo o fondamentalismo esoterico.

L’Arte fa parte della vita: basta amarla sinceramente.

Ma far finta di amare una cosa bella e desiderabile è una delle attività in cui l’uomo riesce meglio. E non da oggi.

Parlando con un mio amico alchimista, cui ho raccontato queste tremende fatiche dei giovani ‘etudiants’, lui mi ha sorriso: “…perché sorprendersi o addolorarsi? La Dama chiama, qualcuno risponde…e sono pochi…ma pochissimi, pochissimi, proprio pochissimi, camminano ogni santo minuto della loro vita con il fuoco d’Amore nel cuore. …perché saremmo così pochi, altrimenti?

Credo abbia perfettamente ragione. Ma non posso che rimanere ancora stupefatto di fronte a chi si racconta favole, pur di evitare l’impegno paziente, umile, appassionato e continuato lungo un cammino che non offre alcuna garanzia.

Riflettevo pensando al mio giovane amico: …chissà, se il dottore glielo ordinasse come una terapia a vita…Ma no, non potrebbe mai funzionare.

Figurarsi quando poi ci si debba sporcare le mani…

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13 Responses to “…galeotto fu quel Fulcanelli!…considerazioni banali sullo Studio dell’Arte.”

  1. Una volta mi dissero: “Sono un uomo libero da quando sono in pensione e posso dedicarmi allo studio e al laboratorio a tempo pieno…”
    Purtroppo se non sei nato “libero” da problemi di denaro (e quindi di TEMPO), puoi fare lo stesso dei passi avanti, ma il potersi dedicare completamente all’opera non dipende solo dalle tue scelte e dalla tua volonta’…
    Se la Dama non vede che era scritto che tu dovessi fare, non puo’ aiutarti.
    Purtroppo.

    Ci sono piu’ cose in cielo e in terra… etc-

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  2. L’Alchimia, come QUALUNQUE altro SERIO Cammino ( scartando quindi le troppe semplificazioni new age…), esige che venga posta al centro della propria vita. Il bisogno di un contatto con la “Verità” ( al di là del cammino seguito ) deve essere il cardine attorno al quale scorre la nostra esistenza, al di là di famiglia, lavoro ecc.ecc. E’ un bisogno profondo che nessun lavoro, famiglia, dama celeste o dama terrestre può sopprimere al Ricercatore. Non ci sono scuse. Non esistono predestinazioni : esiste semplicemente il de-Siderio di cercare quella Luce. Non bisogna aspettare nè pensioni nè vincite al super-enalotto. Semmai bisogna aver chiaro COSA si cerca e PERCHE’ si cerca, prima di qualsiasi altra cosa.
    Parlai tempo fa con un tizio, professore, sposato e con 3 figli che passò le notti fino alle 4 del mattino nella lettura di Fulcanelli, fino a farsi bruciare gli occhi. Poi alle 8 andava a insegnare. Ebbe una certa corrispondenza con Savoret, ai tempi…Ecco : quel “fuoco” , quel “de-siderio” è la sola conditio sine qua non. Il resto non conta.
    Un altro tizio mi disse una volta : ” La Verità , per sua stessa natura, non può sottrarsi a chi la cerca veramente , a chi la vuole veramente “. Non , quindi, questo o quel comodo “teorema”…ma la Verità.
    Ma la maggioranza di noi preferisce auto-illudersi…perchè fino a quando non avremo quel particolare “de-siderio”la Verità sarà Fuoco e noi saremo burro…

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  3. Non so se il tizio di cui parliamo sia lo stesso, comunque posso garantire che era una persona estremamente preparata…

    Anyway, condivido il suo pensiero, egregio sig. DB, dico solo che UNA cosa e’ “passare le notti fino alle 4 del mattino nella lettura di Fulcanelli, fino a farsi bruciare gli occhi” UN’ALTRA e’ fare QUELLO + tenere il forno (quello vero) ACCESO.

    La strada, e’ lunga e io la vedo fatta di sperimentazioni, intuizioni, delusioni, entusiasmi e di nuovo sperimentazioni… fino a che…

    Per questo la quoto quando dice che l’Opera “deve essere il cardine attorno al quale scorre la nostra esistenza”, ma capira’ che, per quanto si faccia, verra’ un MOMENTO in cui bisognerà ABBANDONARE TUTTO per stare dietro al fuoco, e il riferimento alla pensione era dovuto a quello.

    Quanto alla predestinazione, le citero’ un tizio che disse “Potremmo dire che noi non pensiamo, ma siamo pensati, anzi al massimo possiamo scegliere tra i pensieri che ci vengono in mente”…

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  4. Caro G8

    quel professore non si limitò a studiare…ma accese anche il fuoco.

    Il problema è che ho conosciuto tanti che hanno acceso il fuoco, si sentono “operativi”…ma fanno solo della metallurgia raffinata o della spagiria. Hanno studiato poco, hanno riflettuto poco su ciò che li “muove” verso quella cosa che si chiama Alchimia…ma si divertono un sacco in laboratorio. Poi se la contano su…

    Comunque concordo sul fatto che il banco di prova “sperimentale” è esiziale e necessario : ma occorre anche avere una “intensità” interiore giusta, che è sconosciuta anche a troppi che corrono a mettere mano ai crogioli. Bisogna aver chiaro il PERCHE’ ci accingiamo a fare certe cose.

    Sul tempo necessario : ognuno deve accordare qualunque cosa alla propria “Opera” . Nel caso specifico conosco persone che hanno fatto lunghe veglie ai forni lavorando ed avendo famiglia. Si erano solo organizzati bene.
    Ovvio che in pensione si ha più tempo libero…ma si può fare molto anche prima, almeno questo è quello che ho visto.
    Eppoi la pensione è tanto lontana…e TALE deve rimanere per un bel po’:-).

    Sul fatto che “noi siamo pensati” è una cosa che, soprattutto in Oriente ( ma anche in Occidente, a ben guardare ), la si sostiene da qualche migliaio di anni. Ma sia in Oriente che in Occidente hanno approntato saggi rimedi.

    L’unica predestinazione che constato è quella di “esistere” ( si fa per dire ), visto che siamo nati. Sul resto ce la giochiamo in ogni istante della nostra vita.

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  5. Gentile DB,

    credo che stiamo dicendo in fondo la stessa cosa, e comunque ho semplicemente affermato che e’ DIFFICILE, non IMPOSSIBILE.

    La quoto sulla gente che se “la conta su”, ma credo che se “succede qualcosa nel forno” lo si comprenda sin dall’inizio, la questione dei “modelli” più volte citata dal Capitano Nemo sul forum di cui e’ moderatore (su incipit del Lucarelli) si presta a molte fantasie ed equivoci, ma del resto NON SI PUO’ scrivere in chiaro di Alchimia…

    Le lunghe attese, lei sapra’, non dipendono solo dal quello che succede dentro il forno, ma anche da quello che succedei.. un Carpe Diem lo puoi fare se hai del lunghi periodi gestibili e a volte non utilizzabili… 😉

    Anyway, ripeto, sono un relativo-fatalista, se la Dama accetterà il corteggiamento, bene, se no, arrivederci al prossimo giro… e non sono convinto che questa cosa dipenda totalmente dalla nostra volontà.

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  6. Caro G8,

    La “nostra volontà” serve solo per la vita di tutti i giorni. Per l’Alchimia, come per tutti i veri Cammini, occorre anche altro. Senz’altro. Ma non si parli di predestinazioni a questo o quel cammino.Già il fatto di esistere, di avere “certi interessi” e di avere una incrollabile e cardiaca certezza dell’Esistenza del Divino ( lo si chiami Tao, Assoluto ecc.ecc. ) è già un buon segno. La Verità non si nega, per sua stessa natura, a chi la cerca con sincerità. Se non lo fa la Verità, tanto meno lo farà la “Dama”..Il problema è proprio la sincerità di quella domanda.
    Ma è un fatto intimo e non facile.
    Un salutone
    DB

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  7. Cari Signori G8 e DB,

    vi ringrazio dei vostri commenti; è vero che l’Alchimista risponde in qualche modo ad una ‘vocatio’ ed in questo forse si potrebbe vedere una sorta di curioso destino.
    Pensare che si possa fare Alchimia solo se si abbia Denaro& Tempo è una delle comode risposte che si possono dare alla ‘vocatio’. Se poi sia giusta o sbagliata…non sarà che lo si scoprirà solo ‘facendo? 🙂

    Ho sempre sorriso quando incontro persone nel bosco che si nascondono dietro ogni piccolo cespuglio, dietro ogni fogliolina. Siamo un po’ troppo ingombranti, talvolta, per poter pretendere di non essre ‘visti’, no?…il Bosco della Gran Dama cela già di suo piccole gemme preziose. Non sarà che sono quelle da scoprire, proprio perchè “celate”?
    Certo è delizioso giocare a nascondino; ma non sarà che siamo noi, poveri folli, a dover cercare e trovare la Gran Dama, prima che la ‘conta’ nel bosco finisca?

    A presto!

    Captain NEMO

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  8. Caro Capitano, gentile DB:

    con l’aria che tira… speriamo che la “conta” duri a sufficienza…

    Si fa quello che si può…

    Non vorrei avere dato l’impressione sbagliata, ho solo fatto rispettosamente notare senza proporre dotte citazioni (che pero’ chiunque abbia letto qualche testo di alchimia, antico o moderno, avrà sicuramente incontrato) che il tempo (libero) e’ un fattore di notevole aiuto a chi si dedica alla “cerca”.

    Che poi ci si possa organizzare in qualche maniera è cosa buona e giusta, chiunque abbia provato ad accendere il fuoco ha sicuramente cercato e forse trovato un equilibrio…

    Quando discussi con la persona di cui al primo post sulle difficoltà oggettive sulla realizzazione dell’Opera, venni sommerso da un elenco di “problemini” che pareva l’elenco telefonico di Pavia, per poi approdare alla frase di cui sopra.

    E pure a questa:

    “Siamo uomini che vivono fra gli uomini”.

    Coniugare il Dire e il Fare navigando su questo Mare (dei saggi)?

    Ripeto: difficile ma non impossibile

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  9. Caro Capitano, è un piacere ritrovarla qui. Di solito mi piace molto “ascoltare” più che “parlare”, ma questa sua riflessione mi ha lasciato non poco meravigliato, anche se, adesso, sono un po’ più preparato alle sorprese cui vanno incontro gli “innamorati della Dottrina”.
    Ecco ( mi rendo conto che potrebbe non interessare più di tanto) svelata la causa della mia meraviglia:
    Negli anni ’90 ero uno squattrinato studente universitario a Roma, avevo iniziato ad interessarmi di Alchimia, avevo letto qualcosa su l’enciclopedia dei misteri di Martin Mystere (!) e poi su un opuscoletto di seconda mano comprato in una piccola libreria (i libri de l’ignoto, credo). In quel libricino si faceva menzione di alcuni alchimisti e di testi di alchimia. La cosa mi affascinava, soprattutto il fatto che ci fosse stato un alchimista vissuto ai primi del secolo (Fulcanelli) che si era occupato del mistero delle cattedrali e che aveva lasciato una “Scuola” e dei discepoli ancora operanti in giro per il mondo…Fui sorpreso nel constatare che nelle librerie della capitale non era difficile imbattersi nei testi di Fulcanelli, li prendevo in mano, li sfogliavo, guardavo le figure, leggevo due o tre righe, poi li rimettevo a posto….non potevo permettermi di acquistarli. Fu grazie alla Biblioteca Nazionale Centrale di via Castro Pretorio che finalmente riuscii ad immergermi completamente in quel mondo altro, a perdermi piacevolmente in quel Labirinto fatto di nomi, simboli, rimandi, testi, metafore…Per diverso tempo fui completamente annientato da quel mondo, prendevo appunti, cercavo di interpretare (arbitrariamente), prendevo in visione i libri citati da Fulcanelli…incontrai Canseliet, Paolo Lucarelli…sulla carta, s’intende…
    Ma non era facile, per quel che mi riguardava, conciliare la mia voglia di immergermi in quel mondo con gli orari della Biblioteca…Il mio sogno era quello di poter leggere a casa, comodamente, magari di notte…farmi trasportare dall’ispirazione…Cominciai a fermarmi ad ogni bancarella dei libri usati ( e a Roma non sono poche) in cerca de “Il mistero delle Cattedrali”. Beh, pensavo, nei racconti degli alchimisti spesso si fa riferimento ad un ritrovamento fortuito…un libro, un oggetto…se fossi stato attento avrei trovato quel libro a poco prezzo…Niente da fare…
    Quando qualche anno dopo cominciai a guadagnare qualcosa con i miei primi lavoretti, avevo messo da parte dei soldi per poter finalmente realizzare qualche mio desiderio…scelsi di acquistare “Le Dimore Filosofali”, non le avevo trovate in Biblioteca (c’era la versione originale, ma non conoscevo bene il francese) e poi ero un po’ arrabbiato con “Il M.D.C.”, i soldi adesso non mi mancavano, perché comprare quello che costa di meno? Era quasi una sfida, un sentimento di rivalsa…Dopo qualche mese, in Agosto, passeggiavo con un amico nella via (nn ricordo il nome) che da via del corso porta a fontana di Trevi. Bancarelle da ambo i lati, libri per turisti, poster, cartoline…il mio amico mi trovò davanti ad una di queste bancarelle con le lacrime agli occhi…eccolo lì…Il Mistero delle Cattedrali…prima edizione (Mediterranee) del ’72…sulla copertina a matita c’era il prezzo: € 10,00.
    Dopo di allora vi furono tanti altri incontri e strane coincidenze…diventai grande amico di un allievo di Paolo Lucarelli e, nel mio piccolo, mi considero suo allievo…in una delle mie prime riflessioni ebbi a scrivere: “Una delle definizioni che gli alchimisti hanno scelto per definire se stessi è: innamorati della dottrina.
    Tutta la poesia, la magia e l’arte dell’alchimia è racchiusa in questa definizione.
    L’alchimista paragona il suo “status” a quello dell’innamoramento. Sembra quasi che egli, nella sua personale vicenda, non abbia più capacità decisionali. Può un innamorato decidere se, quando e di chi o cosa innamorarsi? Un mio caro amico, durante una piacevole e interessante conversazione, mi fece notare: “Un appassionato non è fautore della sua passione, ma ne è vittima. Passione deriva dal verbo “patire”, egli quindi subisce la sua passione, ne è affascinato… incantato.”
    Forse un po’ lunghetto come intervento…ma ne sentivo il bisogno. Non mi rimane che inviarle un caro saluto.

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    • Caro operaalnero,

      grazie per la sua visita e per il suo racconto: purtroppo i miei poveri neuroni sono ormai avviati – felicemente – al decadimento…e dunque non mi rammento di lei.

      Ma se studia Alchimia, come spero, prima o poi ci ritroveremo!

      A presto!

      Captain NEMO

      PS:…sono completamente d’accordo sul ‘patire …la passione‘ ! (quanto meno in Alchimia!)

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  10. <>

    é successo la stessa scena a me XD
    avevo appena preso i libri che mi volevo comprare e di sfuggita ho notato il libro sull’ultimo scaffale… devo ammettere che quella volta mi spinse una volontà incredibilmente “avida” e “di necessità assoluta di averlo”.
    ma io al contrario di lei capitano,riuscì solo a sfiorarlo, e dovetti chiamare il bibliotecario :\
    Neanche con lo sgabello ci arrivai… purtroppo per me sono alta un metro e una mela XD

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  11. Gentile Capitano,
    non so se spulcia ancora i vecchi topic alla ricerca di nuovi commenti… mi permetto comunque di risponderle un po’ in ritardo, dato che all’epoca non conoscevo ancora il suo weblog e pian piano sto rileggendo tutto a ritroso.
    Sono rimasto molto stupito ed anche un po’ commosso nel leggere la descrizione che ha fatto del suo avvicinarsi all’Alchimia: se togliamo i riferimenti biografici ed il fatto che per me è passato molto meno tempo, mi rispecchio in maniera impressionante in quello che ha scritto. Lessi Il Mattino dei Maghi circa otto anni fa e sottoscrivo in pieno la descrizione che ne ha fatto (“…libro meraviglioso quanto pericoloso…”). In seguito divorai Il Mistero delle Cattedrali e, nonostante non ne avessi capito nulla, mi resi subito conto che quel libro stava di fatto per cambiarmi la vita.
    E’ un libro che comunica una passione viva e bruciante, capace di penetrarti nel cuore e lasciare una traccia indelebile…
    Ammetto di essere un bel po’ più indietro di lei come numero di letture, ma da quando è uscita l’edizione tradotta e commentata da Lucarelli non riesco più a staccarmene. Quante volte mi sento dire: “Ma stai rileggendo di nuovo quel libro? Non è il caso di cambiare? Ormai lo saprai a memoria…”. Come fare a spiegare? Del resto non so spiegarmelo nemmeno io… E quante riletture ancora mi aspettano, se Dio lo vorrà…
    Perdoni il post un po’ malinconico, un fraterno abbraccio,

    EmmEnthAl

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    • Caro Signor Emmenthal,

      certo che leggo i suoi commenti, sempre benvenuti!

      E, come vede, le coincidenze non mancano mai di provocare emozioni!

      Quanto alle ‘riletture‘, le dirò una cosa che penso farà sorridere molte persone: ancora oggi, leggo e rileggo Fulcanelli; e, dopo decenni, resto ancora stupefatto nello scoprire, nella rilettura continuata, nuovi aspetti che mi erano sfuggiti!…è questo che a mio avviso lascia di sasso: un Maestro riesce a comunicare cose di cui ti accorgi solo se tu cammini e continui a camminare, piano piano e con abbandono totale a Madre Natura.

      Nessuna malinconia, dunque…ma un augurio fraterno di sereno cammino nel Bosco Incantato!

      Captain NEMO

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