Nigra sum sed formosa…

Moltissimo si potrebbe dire a proposito del Vespro della Beata Vergine, pubblicato nel 1610 da Claudio Giovanni Monteverdi. Magari con l’aiuto di qualche amico musico riuscirò un giorno a mostrar meglio la bellezza di quest’opera musicale, tanto amata dagli alchimisti; Eugène Canseliet sosteneva amabilmente che Monteverdi fosse soltanto divinamente ispirato quando compose il Vespro; ma l’interesse del compositore per l’Arte pare testimoniato da una serie di lettere (23 Agosto 1623 – 28 Marzo 1626), in cui Monteverdi – che stava lasciando la corte del suo mecenate Don Vincenzo Gonzaga, Duca di Mantova, per divenire Maestro di Cappella della Basilica di San Marco a Venezia – si diceva interessato a praticare l’Alchimia. Anche in alcune lettere successive indirizzate all’amico Ercole Marigliani si parla di acquisto di storte e palloni dalla manifattura di Murano, di piccole partite di mercurio e di un accender il foco proprio il 28 Marzo 1626. Certo è poco per farne un alchimista serio: d’altro canto sembra che Monteverdi fosse afflitto da un malanno quasi cronico, dovuto all’assunzione di un catartico a base di mercurio sublimato (era figlio di un farmacista); forse anche per questo si dilettava d’Alchimia, come molti altri a quel tempo, del resto, alla ricerca della panacea universale. Sia come sia, ci resta in ogni caso una mole di composizioni straordinarie, in cui il Vespro emerge come un affresco musicale estremamente evocativo.

Tutti conoscono senza dubbio l’apertura maestosa (Cantico & Responsorio: Deus in adiutorium) del Vespro; ma il mottetto Nigra sum sed formosa – tratto dal Cantico dei Cantici – è una piccola perlina; fate clik su  Play per ascoltare il brano di Monteverdi:

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Nigra sum sed formosa filia Ierusalem.
Ideo dilexit me Rex, et introduxit [me]
in cubiculum suum et dixit mihi:
Surge, amica mea, et veni.
Iam hiems transiit, imber abiit et recessit,
flores apparuerunt in terra nostra;
tempus putationis advenit.

Credo che non si possa fare a meno di restare stupefatti di fronte alle tante allusioni – neanche tanto ermetiche, per la verità – di questo splendido Canto d’Amore, che svela in bellissima evidenza molte cose. Come dicevo nel Post precedente, relativo alle Fiabe, occorre sapersi meravigliare, saper mirare e lasciarsi cadere, rapiti, nell’abbraccio del suono e dell’immagine, entrambi meravigliosi.

Naturalmente uno degli accostamenti più immediati è quello con la Vergine Nera di cui parla Fulcanelli:

Julien Champagne - Vierge Noire
Julien Champagne – Vierge Noire

che ne parla così ne Le Mystère des Cathédrales:

Notre Dame de Confession, célèbre Vierge noire des cryptes saint Victor, à Marseille, nous offre un beau spécimen de statuaire ancienne, souple, large et grasse. Cette figure, pleine de noblesse, tient un sceptre de la main droite et a le front ceint d’une couronne à triple fleuron.

La storia locale lega la statua alla Leggenda dei Ceri Verdi, a cui Fulcanelli si riferisce in questo modo ne Les Demeures Philophales:

Cette légende contient, derrière le voile allégorique, la description du travail que doit effectuer l’alchimiste pour extraire, du minéral grossier, l’esprit vivant et lumineux, le feu secret qu’il renferme, sous forme de cristal translucide, vert, fusible comme de la cire, et que les sages nomment leur vitriol“.

Si sta parlando, insomma, di una indicazione che lega la materia nera e vergine all’ottenimento del Fuoco Segreto. Sempre giocando con la gaia scienza, forse ci si renderà conto del perchè la materia nigra sia davvero formosa: essa contiene, infatti, una forma in cui prende ricettacolo lo Spirito Universale, unico vero attore della Grande Opera. La leggenda è ben conosciuta, e Fulcanelli la riassume pefettamente per chi sa intendere. Ma, se non fosse sufficiente, trovo giusto segnalare un bell’articolo sulla Leggenda dei Ceri Verdi apparso sul Blog del mio amico Archer, qui. Il 2 Febbraio si celebra la festa della  Candelora (‘…dall’inverno semo fora ! ‘; non è divertente che la nostra nigra proclami ‘Iam hiems transiit’ ??), che celebra il rito della purificazione delle candele, a richiamare probabilmente quello più antico delle Lucerne romane; inoltre, nel Levitico 12,2-4, si dice che:

Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione“.

E siamo a quaranta giorni; il che non guasta, no?

Nel calendario celtico la Candelora è in corrispondenza con il giorno di Imbolc (1 Febbraio), che significa per l’appunto nel grembo, tanto per sottolineare come la Sapienza sia sempre una, indipendentemente da ogni luogo e tempo. In quel giorno, e magari ne riparleremo quel giorno, Terra è astronomicamente equidistante dal punto di solstizio d’Inverno e da quello dell’equinozio di Primavera; e dunque si tratta di un momento davvero peculiare, in cui si esce da un ciclo oscuro per entrare in un ciclo di Luce, visto che la vergine nera dovrà partorire un figlio luminoso; e per questa ragione si compie un rito di Luce, legato alla benedizione delle candele verdi, colore simbolo della vita nascente, rappresentato nell’iconografia alchemica dal vetriolo cui accennava quel perfido ma amorevole Maestro che era Fulcanelli.

Dimenticavo: Imbolc suona molto come Oimelc, che significa latte ovino (da cui l’inglese ovine milk): è infatti subito dopo Imbolc, che nascono gli agnelli, ai quali – per gli alchimisti accorti, naturalmente – era destinato …il latte della Vergine!

E così, da un mottetto sapido su una formosa nera, musicato da Monteverdi, siamo passati per l’appunto al verde, per finire con Champagne all‘Uber Campa Agnas !

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7 Responses to “Nigra sum sed formosa…”

  1. Carissimo Capitano,

    è un’amabile trappola questa… Tirare fuori Monteverdi per stanarmi dal mio nuovo nick e farmi tornare dalle verdi praterie del Beleriand?
    Ebbene, Monteverdi val bene una messa… o qualcosa di simile. Ed eccolo, il suo amico musico, a ragionar con lei di Alchimia.

    Nigra sum sed formosa… le sue parole in proposito sono suggestive, ed ispirate direi. Sarò più ‘terra terra’ se dico che ‘et introduxit me in cubiculo suo’ (che si deve tradurre ‘e mi ha introdotto nella sua camera da letto’) lì per lì mi ha fatto pensare al gesto dell’Operatore che introduce la materia nel forno… e di più, il termine ‘cubiculum’ (letteralmente ‘piccolo cubo’) mi fa pensare alla Pietra, in Maier, ad esempio rappresentata (Emblema XXVI) come piccoli cubi in aria, in acqua e in terra.

    Ma c’è di più: nel forno-cubiculum si realizza una Congiunzione, nella quale gli attori sono più di due se non erro… ma qui mi fermo, ho paura di dir troppo o meglio, di sbagliare troppo.

    Un ultimo volo di fantasia: ‘Tempus putationis advenit’: è giunto il tempo della fama… per aver sposato il Re? Apparentemente si… o si riferisce alla gioia di aver realizzato la Grande Opera?
    Oppure, oppure… è vero che Grasset d’Orcet è del 1800, ma Rabelais già amava (pare) giocare cabalisticamente con suoni ed assonanze, e ben tre secoli prima: se avesse voluto giocare anche Monteverdi? In fondo, putationis e mutationis suonano simili, soprattutto cantando…

    Mi fermo, mi auguro che adesso stia sornionamente sorridendo… e mi abbia già perdonato il mio voler restare nascosto per un po’. sarà più indulgente se le prometto di dire qualcosa, più in la, anche su ‘Pulchra es, amica mea’?

    Con affetto e riconoscenza

    Chester – Noldor – Eldar

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  2. Grazie mille, Captain.

    A.

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  3. Caro Mr. Chester

    in effetti pensavo a lei mentre scrivevo il Post. Il Vespro è un’Opera meravigliosa, che sto riascoltando molto in questi giorni; sarebbe davvero bello studiarlo meglio con un occhio disincantato. Ma ci vorrà del tempo. Prima ci sono altre cose da fare. Comunque mi riprometto di parlarne ancora qui sul WebLog; e conto sul suo ‘expertise’ per tirar fuori qualcosa di interessante.

    Quanto alle sue osservazioni curiose a proposito del testo del mottetto: concordo, ma secondo me esiste anche un altro possibile piano di lettura per chi studia l’Arte.
    E’ la materia ‘nigra e formosa’ che parla: sostiene che il Re l’abbia portata in camera da letto; ora, ‘cubiculum’ indica certamente il letto, e dunque sembra che si parli di una congiunzione tra due attori; però, il latino ‘cubo’ potrebbe anche provenire dal greco ‘kupto’ (mi curvo) e ‘kuphos’ (incurvato); quest’ultimo termine deriverebbe dalla radice ‘kup’, dal sanscrito ‘kupas’ (buca, cavità); anche in greco ‘kupè’ indica una cavità (Pianegiani dixit). Ma se la radice indica una cosa cava, troverà ancor più curioso che in ‘kuphos’, la radice sia seguita da ‘phos’ (luce, fuoco). Sta sorridendo?…lo so, sono giochi di parole, ma è dal suono e dall’Immaginazione attiva che spesso arrivano ispirazioni inaspettate, non crede?
    E tanto per continuare a giocare, non trova divertente che ‘putationis’ venga da ‘puto’ che – oltre che ad essere collegato alla fama – significa anche ‘pulire’, ‘purgare’?
    E sarebbe troppo surreale collegare il ‘tempus’ al ‘kronos’ e dunque ad un qualcosa collegato a Saturno?

    Ah, l’Alchimie…quelle merveille!

    Consiglio inutile: chi cerca, trova…ma bisogna imparare a cercare.

    Altrimenti: … che senso avrebbe la Queste?

    A presto!

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  4. Cher Monsieur Archer,

    merci à vous pour votre presence dans mon WebLog !

    A bientot!

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  5. … però, il latino ‘cubo’ potrebbe anche provenire dal greco ‘kupto’ (mi curvo) e ‘kuphos’ (incurvato); quest’ultimo termine deriverebbe dalla radice ‘kup’, dal sanscrito ‘kupas’ (buca, cavità); anche in greco ‘kupè’ indica una cavità (Pianegiani dixit). Ma se la radice indica una cosa cava, troverà ancor più curioso che in ‘kuphos’, la radice sia seguita da ‘phos’ (luce, fuoco)…

    Caro Capitano,

    sorrido e rifletto, prendendo ogni parola come una gemma preziosa. E, se posso giocare anch’io su suoni e significati, ‘Kup’ mi fa pensare a… ‘cup’, ‘coppa’ (ma a chi lo dico? ad uno Scoto?), che è curva, ricettiva, cava, insomma un crogiolo? O corro troppo? C’è poco da scherzare, abbiamo fatto diventare un ‘cubo’ una ‘coppa’… almeno a parole, le trasmutazioni vanno alla grande!

    Un caro saluto

    Eldar

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  6. carissimo CaptainNemo,

    le posto qui un passo dell’ottimo libro di Fabbri su Monteverdi, laddove cita alcune lettere interessanti:

    P. Fabbri, Monteverdi, Biblioteca di Cultura Musicale, EDT, 1985, pp.254-256: ‘… nella prima lettera anzi si diffonde a spiegare il metodo “per calcinare l’oro con il saturno” corredando le istruzioni con un disegno che mostra il recipiente necessario, mentre nelle altre comunica di aver ordinato a Murano un vaso e di aver spedito a Mantova mercurio purissimo… Più avanti scriverà “Io poi gli notifico come saperò fare il mercurio del vulgo che si converta in acqua chiara, et se bene sarà in acqua non però perderà l’essere mercurio et il suo peso…’

    … bello vero?

    Saluti

    Chester

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  7. […] che il Post in cui se ne è parlato è uno dei Post più letti del mio Blog (qui), ho pensato di esplorare meglio qualche […]

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