Le Fiabe: piccole sorgenti nascoste della Gran Dama

Talvolta mi capita di pensare che stiamo perdendo molte cose. Tra le tante che sfuggono, o che lasciamo cadere distratti come siamo dalle cose concrete, sempre così indaffarati a creare le cose di cui pre-occuparci poi, penso spesso al mondo delle fiabe.

Non saprei se oggi le fiabe vengano ancora narrate ai bimbi ancora innocenti: forse qualcuno le riterrà inappropriate o addirittura nocive a preparare un figlio alla dura sopravvivenza che lo attende nel mondo di oggi e di domani. Eppure il sogno costituisce forse il miglior approccio alla giusta comprensione della realtà. Ricordo ancora quanto mi piacessero le fiabe, sia che me le raccontasse la nonna o che le potessi leggere nei primi libri, ricchi di meravigliose illustrazioni, piene dei colori e delle icone della mia fantasia; l’incanto della favola lo avrei poi cercato in altri libri, quelli d’avventura, fino scoprire Jules Verne, Stevenson e molti altri più tardi.

Ma è delle favole più popolari, più comuni che vorrei parlare: molte volte ho scoperto, in seguito, da adulto, quanta ricchezza di insegnamento, non soltanto etico, morale, ma anche alchemico, vi fosse celata.

Molti pensano che le favole siano storie destinate solo ai bambini, tanto per distrarli prima di andare a dormire. Eppure uno stuolo di studiosi ha stabilito, e credo con ragione, che il patrimonio delle fiabe di tutto il mondo costituisce un enorme terreno comune, che supera lingue, culture, confini e distanze temporali. Ogni popolo ha raccontato ai propri bimbi storie incredibili, talvolta persino cruente e spaventose. Si dice che lo scopo fosse quello di passare valori etici, di appartenenza culturale o religiosa e via dicendo. Ma l’aspetto della merveille, che chissà come e perché in francese suona quasi come vecchia madre, è quello che più colpisce – sempre – il cuore di chi ascolta. Forse proprio perché le storie meravigliose sono del tutto irragionevoli, forse perché lo stupore e l’incanto provocato dal dipanarsi del racconto è tale che la ragione tace quasi con altera sufficienza, forse perché improvvisamente vi sono cose che suonano nell’animo che paiono trasformarsi in sostanze pacificatrici, forse per queste ed altre misteriose ragioni la fiaba prende l’attenzione e rapisce – letteralmente – quei nostri perché frutto della logica, e li porta stupefatti nei mondo del mirabile, del meraviglioso. Meraviglia viene dal latino mirabilis, che indica non solo che vi è qualcosa da ammirare ma forse, meglio, che ci si deve sforzare di mirare, di osservare profondamente. Perché?

Ricordo che anche Canseliet diceva che una delle condizioni essenziali per un Filosofo della Natura fosse quella di sapersi – nuovamente – meravigliare. Sembra quasi di capire che questa capacità venga via via sopita nel corso della comune vita umana, obbligati come siamo a compiere azioni di cui poi, quasi sempre, non tratteniamo alcuna saggezza o piena pace. Il senso del meraviglioso indica dunque una meta importante, quasi una montagna nuova dalla cui cima lo sguardo liberato possa scorgere sensi più veritieri, più vicini al mondo puro cui appartengono, forse, le nostre vere vite. Certo è difficile compiere questa arrampicata, visto che l’intelletto è spesso l’unica guida che abbiamo scelto. Ma, anche in questo caso, forse occorre una nuova sintonia, che passa, per forza di cose, per il Cuore. Se si osservassero gli occhi di un bimbo quando ascolta una fiaba, o se si assiste a ciò che accade al nostro interno mentre leggiamo una fiaba o una vecchia storia di qualche popolo antico, forse ci si accorgerebbe che è davvero possibile trovare una nuova lunghezza d’onda, e ritrovare una via che da secoli ogni tradizione si sforza di portare alla luce, incurante di ogni razionalità o logica. Ho sempre pensato quanto fosse incredibile la forza che permea questo passaggio della Sapienza popolare lungo tutta la storia sin qui conosciuta di Terra, in barba alle guerre, ai cataclismi, alle sofferenze, agli egoismi ed alle nefandezze di cui siamo stati, siamo e saremo capaci. C’è qualcosa di alieno in questo meraviglioso. Eppure appartiene a noi. Altrimenti nessuno riuscirebbe mai ad emozionarsi.

Ma non sarà forse che grazie all’emozione si possa camminare verso la Conoscenza?

Se ci si prende la briga di sprofondare per ore nelle fantastiche storie che sono per l’appunto quella terra comune di ogni popolo, si emerge talvolta frastornati: stranezza, confusione, illogicità sono i parametri più immediati che la nostra ragione appoggia sul tavolo, come un paio di occhiali dopo la lettura. Ma vi è anche altro: emergono amore, lealtà, verità, semplicità, linearità, dolcezza, giustizia… ed un mucchio di altre cose, che sempre appartengono al nostro Cuore dimenticato. E se questi semi che appaiono scintillanti nella confusione di una fiaba gaelica, o araba, o polinesiana, non fossero stati lasciati a caso? E se vi fosse un progetto sottile, nascosto, dimenticato? Se vi fossero chiavi da provare a girare in qualche vecchia serratura? Del resto, di meraviglioso si parla.

Non sarebbe meraviglioso meravigliarsi, e scoprire che vi è qualcosa dietro lo specchio?

Mi viene in mente lo specchio di Alice’s Adventures in Wonderland: Tutti pensano che sia una storiella ricca di solo insegnamento morale, o un esercizio elegante di critica ai costumi dell’uomo: ma… e se fosse davvero possibile varcare quello specchio? E se fosse addirittura indispensabile varcare la soglia dello specchio per entrare sul serio in un mondo che funziona in modo diverso?

Certo non sto pensando di buttarmi contro lo specchio del salone: sto pensando al contrario che occorra mutare attitudine interna di fronte alla realtà in cui la nostra ragione fa da padrona. Forse basterebbe mettere in moto il cuore, oltre lo specchio, per scoprire che – oh, meraviglia – vi sono cose che improvvisamente ‘scattano‘ ed accadono. Anche di qua, anche nel nostro comune modo di sentire.

Immagino che il tema possa interessare qualcuno, qualcuno ancora capace di innamorarsi: cercherò di sviluppare meglio queste cose in qualche nuovo Post, parlando di storie e fiabe strane ma meravigliose. Il territorio di viaggio è sterminato e non sarà certo possibile esplorarlo tutto. Innamorato come sono delle terre del nord, proverò a fare qualche incursione nei mondi del Bardo Taliesin e di Bran. Poi magari parleremo un pochino, ma solo un pochino, di Artù e della Queste du Graal. E poi anche delle fiabe classiche, raccolte da Charles Perrault: La belle au bois dormant, Le petit Chaperon rouge, Le Chat botté, Cendrillon, Le petit poucet. Ma non vorrei dimenticare Le petit Prince. Sarà lungo, ma qualcosa succederà per renderlo possibile. Spero.

Per ora, vi offro qualche meraviglia tratta da Peau d’Ane, la cui storia grosso modo è questa:

Un Re ed una Regina vivono in un reame dove tutto va bene, grazie anche alla presenza di un asino tutto particolare: ogni mattina sulla sua lettiera defecava Scudi e Luigi d’oro, riempiendo le casse del tesoro. Però un giorno la Regina si appresta a morire e si fa promettere dal marito affranto che si potrà sposare di nuovo, purché la sposa sia davvero più bella di lei. Il Re promette e la Regina muore. Dopo varie ricerche per ogni dove, il Re capisce che l’unica più bella della Regina è proprio la giovane Principessa; e lei, atterrita dalla orrenda proposta di incesto, fugge dalla Fata nel bosco che le consiglia di chiedere delle cose impossibili al padre: una veste color del Tempo; poi una veste di Luna, poi una veste di Sole. Il potente Re riesce a procuragliele ed affretta le nozze. La Principessa ritorna dalla Fata che le consiglia di richiedere la pelle dell’asino: il Re, seppur malvolentieri, acconsente . A questo punto la Fata ordina alla Principessa di fuggire lontano, rinunciando per sempre alle sue vesti regali ed a vestire la pelle dell’asino. Peau d’Ane lascia così il regno del padre e, dopo varie peregrinazioni, giunge in un altro regno, dove viene impiegata come sguattera nelle cucine, addetta ai compiti più meschini e spregevoli. Nessuno si accorge di una simile bruttura: solo ogni domenica, chiusa a chiave nella sua oscura e dimenticata cameretta, perduta in una viuzza puzzolente dei sobborghi della corte, Peau d’Ane indossa nuovamente le sue vesti, grazie alla bacchetta magica affidatale dalla Fata: tre volte la bacchetta viene battuta sulla terra e lo scrigno che racchiude le tre vesti splendenti riappare dalla terra; ma solo per lei e solo di domenica. Un giorno il giovane figlio del Re di quel reame segue per caso Peau d’Ane fino al suo orrendo nascondiglio, e sbirciando dal buco della serratura, scorge la Principessa meravigliosa e si innamora. Per tre volte vorrebbe forzare la serratura, ma si ferma perché gli pare di violare una cosa divina. Torna a corte, ma la Regina si accorge dell’enorme tristezza del figlio, il quale le chiede di poter mangiare un dolce fatto da Peau d’Ane. Detto fatto, Peau d’Ane si mette all’opera e confeziona il dolce per il Principe, delle cui attenzioni si era naturalmente accorta. Mentre impasta il dolce per l’amato, fa scivolare un anello nel dolce. Il Principe, dal buco della serratura, capisce il da farsi. Il dolce, proveniente dal luogo sordido in cui viveva nascosta Peau d’Ane, viene presentato a corte e l’anello scoperto: viene emesso un bando per scoprire chi possa indossare quel piccolo anello d’oro con uno smeraldo. Tutte le dame del regno vengono convocate, di ogni lignaggio, finché  – alla fine – Peau d’Ane verrà scoperta. I due giovani convolano a nozze felici, Peau d’Ane potrà di nuovo indossare le sue naturali vesti regali e persino il padre rinuncerà al suo intento e si riconcilierà con la bellissima (ex) Peau d’Ane.

Ogni studente d’Alchimia avrà senza dubbio riconosciuto l’insegnamento alchemico racchiuso nella piccola gemma di Perrault, così amata da Eugène Canseliet e da Paolo Lucarelli: la giovane vergine nascosta sotto una veste laida ed oscura, l’asino che dona oro dalle feci, l’incantesimo del tre, la ‘galette’ e l’anello nascosto. E domando: non è straordinario, meraviglioso ed assolutamente incomprensibile per la ragione che un insegnamento operativo così chiaro, così importante abbia viaggiato per centinaia d’anni ‘travestito’ nella fiaba di Peau d’Ane?

Sorrido sempre di fronte a questi misteri di Dama Alchimia.

Ecco dunque, nel francese di Perrault, qualche piccolo passo di questa fiaba che cela ‘verità nascoste in bella evidenza‘:

“Voici, poursuivit-elle, une grande cassetteOù nous mettrons tous vos habits,

Votre miroir, votre toilette,

Vos diamants et vos rubis.

Je vous donne encor ma Baguette;

En la tenant en votre main,

La cassette suivra votre même chemin

Toujours sous la Terre cachée;

  Et lorsque vous voudrez l’ouvrir,A peine mon bâton la Terre aura touchée

Qu’aussitôt à vos yeux elle viendra s’offrir.

Pour vous rendre méconnaissable,

La dépouille de l’Ane est un masque admirable.

Cachez-vous bien dans cette peau,

On ne croira jamais, tant elle est effroyable,

Qu’elle renferme rien de beau”

_____________________________   _____________________________
“L’Infante cependant poursuivait son chemin,Le visage couvert d’une vilaine crasse;

A tous Passants elle tendait la main,

Et tâchait pour servir de trouver une place.

  Mais les moins délicats et les plus malheureuxLa voyant si maussade et si pleine d’ordure,

Ne voulaient écouter ni retirer chez eux

Une si sale créature”

_____________________________   _____________________________
“Elle entrait dans sa chambre et tenant son huis clos,Elle se décrassait, puis ouvrait sa cassette,

Mettait proprement sa toilette,

Rangeait dessus ses petits pots.

Devant son grand miroir, contente et satisfaite,

De la Lune tantôt la robe elle mettait,

Tantôt celle où le feu du Soleil éclatait,

  Tantôt la belle robe bleueQue tout l’azur des Cieux ne saurait égaler,

Avec ce chagrin seul que leur traînante queue.

Sur le plancher trop court ne pouvait s’étaler.

Elle aimait à se voir jeune, vermeille et blanche

Et plus brave cent fois que nulle autre n’était”

_____________________________   _____________________________
“Son air était Royal, sa mine martiale,Propre à faire trembler les plus fiers bataillons.

Peau d’Ane de fort loin le vit avec tendresse,

  Et reconnut par cette hardiesseQue sous sa crasse et ses haillons

Elle gardait encor le coeur d’une Princesse”

_____________________________   _____________________________
“Peau d’Ane donc prend sa farineQu’elle avait fait bluter exprès

Pour rendre sa pâte plus fine,

Son sel, son beurre et ses oeufs frais;

Et pour bien faire sa galette,

S’enferme seule en sa chambrette.

D’abord elle se décrassa

  Les mains, les bras et le visage,Et prit un corps d’argent que vite elle laça

Pour dignement faire l’ouvrage

Qu’aussitôt elle commença.

On dit qu’en travaillant un peu trop à la hâte,

De son doigt par hasard il tomba dans la pâte

Un de ses anneaux de grand prix”

Ah, quelle Merveille… !

Per ora, dunque, auguro a tutti… un dolce buon non-compleanno!!

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2 Responses to “Le Fiabe: piccole sorgenti nascoste della Gran Dama”

  1. http://www.mirellasantamato.net/
    questo sitò è di una mia carissima amica che ha scoperto la stessa cosa..

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  2. rubelluspetrinus Says:

    Caro Capitano,

    non avevo pensato che nelle favole moderne ci fosse uno sfondo alchemico. Basti pensare che dietro tutti i Miti che ci sono stati raccontati a scuola ( e che sono migliaia di racconti) c’è la presenza dell’alchimia.

    Vi consiglio un libro ( non so se l’ha letto)

    “Le favole egizie e greche” del Pernety( dovrebbe conoscerlo).

    Rubellus

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