Filosofia dell’Alchimia: Amore, Conoscenza e il Sacro

Qualche volta mi vengono a trovare degli amici e, fissando stupefatti la mole di libri appoggiati alla rinfusa sul tavolo davanti al camino, qualcuno mi chiede: “… ma perché studi Alchimia?“. A pochissimi, per la verità, riesco a dire che in realtà non soltanto studio, ma anche pratico l’Arte. Non è facile confessare i propri amori sino in fondo, specie se chi ti guarda ti vede già come un pazzo perché leggi qualche testo in latino.

Naturalmente, chi riesce a superare il primo imbarazzo e si avventura a sfogliare qualche testo, resta colpito dalla bellezza o dalla stranezza di alcune immagini: l’iconografia alchemica è sterminata e decisamente attraente, solleticante.

Il rispondere a questi amici avvia sempre uno strano dialogo: o qualcuno resta convinto che io sia un tantino pazzo ed eccentrico (e in realtà lo sono, felicemente), oppure qualcun altro ascolta le mie prime spiegazioni e – di colpo – si siede. E le domande fioccano. Una sorta di interrogatorio su mille aspetti, che sono più motivati dalla curiosità intellettuale che dalla sana curiosità, così tipica dei bimbi. Loro sorridono sinceramente quando domandano, gli adulti aggrottano le sopracciglia e guardano accorati il soffitto mentre osano parlare del divino.

Perché studiare Alchimia e, per di più, praticarla?

Non posso rispondere in modo esattamente convincente. Tuttavia forse è utile spendere qualche parola sull’aspetto con cui più facilmente si entra in contatto quando si arriva a  leggere i primi due o tre libri seri sull’Art Royale: la filosofia dell’Alchimia.

Partiamo dal termine Filosofia: a differenza delle cosiddette Scienze esatte, che hanno come campo d’indagine un oggetto preciso, la filosofia è comunemente vista come una attività del pensare, del congetturare, del filosofeggiare (per l’appunto); una cosa piuttosto astratta, insomma, riservata in genere a coloro i quali amano perder tempo nel presupporre soluzioni a problemi molto complessi e troppo lontani dalla vita comune di ogni giorno.

In realtà, se volessimo dar retta a Platone o Aristotele, la filosofia è la scienza dei principi delle scienze. Il Philosophus è un amante, un innamorato della Sophia, della Conoscenza; si interessa insomma delle cause prime, tentando di mettersi in contatto con l’unico mundus dove sia possibile rinvenirle: l’Assoluto.

Se ci si fermasse qui, le possibili critiche a quest’approccio tutto sommato arrogante (“… Ah, e tu pretendi di conoscere Dio?… interessante. E cos’è Dio?“) si svilupperebbero in una miriade di frammenti dove la dialettica – così amata da tutti coloro che pensano che discutere porti ad una qualche conoscenza solida e/o veritiera – sminuzzerebbe ogni singola parola, pensiero, concetto, oggetto e soggetto alla ricerca più del confronto che della pace e della condivisione.

In realtà io direi che uno dei motivi che dovrebbe animare ogni essere umano su Terra dovrebbe essere proprio il ricercare il motivo del proprio esistere (e morire) su questo insignificante ma meraviglioso pianeta, sperduto in una remota galassietta di un cosmo assolutamente sproporzionato.

Perché siamo qui e a che serve essere qui?

Naturalmente ognuno è libero di rispondere come meglio crede: io mi permetto di suggerire che solo compiendo sino in fondo lo sforzo immane di conoscere i principi unici e ricorrenti della creazione si potrebbe – forse – dare un senso a quelle giuste domande.

Torniamo allora al Philosophus e lasciamo suonare nel cuore queste due parole: innamorato e conoscenza.

Si sta parlando di Amore e Conoscenza.

Non è bello?

Anzi, direi di più: non è semplice?

Se volessi approntare un paradigma, potrei sostenere che il Philosophus Naturae è semplicemente, e gaiamente, un pazzo innamorato della conoscenza di Madre Natura. Mi rendo conto che molti sorrideranno. Succede sempre. Ma non mi sono mai preoccupato di questo tipo di sorrisi, perché “There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy“. E se l’astuto Bardo Scuotilancia indica more things rispetto alla semplice filosofia umana, allora sono io ad offrire il mio sorriso a chi sorride, con un inchino!

Ma ritornando all’aspetto filosofico dell’Alchimia, vorrei subito sottolineare un fatto assolutamente distintivo dell’Arte: si tratta dell’unica filosofia che possiede una pratica; di fatto, in Alchimia lo studio non può prescindere dalla pratica. Questi due aspetti sono sempre strettamente legati, in modo indispensabile. A costo di far cadere dalla sedia qualche dotto amico, dirò che chi limitasse il proprio studio ai testi, mai arriverebbe a poter comprendere quel che avesse studiato. Certo potrà essere considerato un erudito, ma non avrebbe concluso nulla.

Il cerchio deve essere chiuso, perché vi sia uno spazio all’interno della circonferenza. Senza il giusto connubio tra studio e pratica, l’Alchimia avrebbe poco senso.

Questo, a mio avviso, connota dunque l’Alchimia come una Filosofia e come una Scienza. Il filosofo innamorato, indaga, studia e scandaglia il proprio cuore e la Natura – perché noi siamo non soltanto immersi nella Natura, ma siamo soprattutto nati tramite gli stessi principi che animano la Natura – alla ricerca dei principia della creazione; poi, sempre innamorato, entra in laboratorio per verificare la propria intuizione operando su materie precise di questo mondo e del Cielo: questa verifica implica il tentativo di replica all’interno del proprio crogiolo di ciò che ha saputo intuire. Saranno le materie – e il Cielo – a fornire nuove indicazioni e nuove riflessioni, che riporteranno l’innamorato sui testi, in un ciclo di continuo approfondimento dell’intuizione (mai della logica: non c’è logica nella creazione) e della manipolazione delle materie.

Eugène Canseliet diceva che è con l’accesso al laboratorio, tramite una vera e proprio Iniziazione ai principia delle materie, che il cercatore diviene Philosophus per Ignem: è il fuoco che qualifica questo nuovo gradino di Amore e Conoscenza. Anche qui molti sorrideranno, e ricorreranno ad astruse raffigurazioni per riuscire a tranquillizzare la propria ragione impazzita sull’impressionante affermazione del buon Maitre de Savignies, nel tentativo di renderla in qualche modo incasellabile, catalogabile. Altro errore comune.

L’esperienza del Laboratorio porta l’alchimista in contatto con un mondo certo dimenticato, ma non per questo non esistente: il Sacro. Non sono ammessi sbagli in questo reame primevo. Nessun errore, nessun perdono. O si è in sintonia perfetta o si rischia molto.

Dunque si delinea un trittico piuttosto interessante e – secondo me – troppo spesso trascurato, se non addirittura mal compreso: Amore, Conoscenza e Sacro.

Anche questa potrebbe essere una buona sintesi dell’Alchimia, che mostra bene il motivo unico e primo per cui un essere umano potrebbe decidere di cambiar radicalmente vita ed incamminarsi umilmente lungo i boschi della Gran Dama. Mi rendo conto che comunemente a quei tre termini le nostre razionalità offrono mille considerazioni, critiche, discussioni e giustificazioni. Vi dirò che sono tutte sbagliate. Anzi si tratta delle migliori auto-trappole approntate velocemente dalla nostra ragione pur di non cedere il primato che detiene su ognuno di noi.

Se non fosse abbastanza chiaro, sto dicendo che noi tutti siamo prigionieri, noi tutti viviamo in una gigantesca, colossale prigione: questo mondo è un carcere, e noi stessi siamo i carcerieri. Paradossale, dirà qualche dotto. Certo, paradossale. Ma qualcuno, domando, se ne è accorto?

Paolo Lucarelli – in un intervento memorabile in occasione dei Colloque Canseliet, nel Dicembre 1999 a La Sorbonne – affermò (debbo immaginare con qualche moto di panico in qualche relatore) che nella creazione del nostro mondo ci fu un errore: il mondo è frutto di questo errore, le creature sono il frutto di questo errore, noi siamo quell’errore. La platea esplose in un applauso scrosciante, mentre Paolo sorrideva.

C’è un problema a monte, dunque; ecco perché, per esempio, lungo tutta la sua storia quella creatura arrogante che è l’uomo non è mai riuscita a liberarsi della sofferenza, del dolore, della prevaricazione, della stupidità, della banalità, dell’egoismo e della sopraffazione; né mai potrà riuscirci, stante quell’errore.

La soluzione, tuttavia, è semplice, esiste; si tratta di rimettere mano al processo della creazione, perché – per pura bontà divina – anche in questa prigione è rimasto qualche pezzo di quel Chaos originale da cui tutto ha avuto origine. L’Alchimia, studiata e praticata, permette all’innamorato di riproporre il processo della creazione alla benevolenza del Cielo. Se Dio vorrà, potrebbe accadere che il miracolo si compia nel modo corretto.

Ma, beninteso, solo e soltanto se Dio lo vorrà.

Per questo il Philosophus prega, con cuore puro e umile.

Ciò che deve accadere in laboratorio, diceva Paolo, è un dono, un dono di Dio.

Vi rendete conto?

Spero si comprenda meglio perché ho il tavolo vicino al fuoco pieno di libri, e perché sono felice di avere il mio piccolo laboratorio: e mi auguro che si capisca per qual motivo sorrido sempre quando mi si chiede: “… Ma lei…. perché studia Alchimia?… A cosa serve?

Tutti pensano che risponderei “… la Pietra Filosofale!

E quando si accorgono che guardo il Cielo e sorrido tacendo, molti restano delusi.

Mi dispiace, ma come ricordava Amleto, ci sono molte altre cose di cui non si può parlare. Non le possiamo vedere dalla prigione, ma questo non significa che non esistono. Anzi.

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11 Responses to “Filosofia dell’Alchimia: Amore, Conoscenza e il Sacro”

  1. Molto bello e oltre ogni cosa chiaro. Ogni via iniziatica che si rispetti, del resto, considera il nostro mondo come una sorta di prigione difettosa.

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  2. egregio Capitano,
    che bell’intervento; felice di rileggerLa.

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  3. Caro Capitano,

    le parole pronunciate da Paolo Lucarelli mi ronzano in testa da giorni…capisco l’applauso, ma qualcuno si sarà anche chiesto, a convegno concluso: “Ma cosa avrà voluto dire VERAMENTE? Un errore, perché? Come sarebbe questo Mondo se non fosse accaduto l’errore? E soprattutto, come sarebbe l’essere umano se il miracolo della Creazione si fosse compiuto sino in fondo nel modo corretto?”

    Lei ha aggiunto che la Prigione ha una “chiave” e bisogna cercarla in quei frammenti di Chaos originale che – per bontà divina – sono nascosti in evidenza per i pochi davvero Innamorati che calpestano questa Terra.

    E’ stata data all’uomo la possibilità di uscire dalla prigione in cui è rinchiuso e di “salvarsi” ri-creando il Miracolo della Creazione – stavolta senza errori – attraverso l’Arte Reale.

    Vorrei saperne davvero di più sulla Creazione, sull’errore originale, e sulla necessità delle ri-Creazioni ermetiche.

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  4. Gentile CaptainNemo,

    dalle sue parole traspare la comprensione profonda della Natura e soprattutto l’Amore per essa. Ed è di conforto sapere che qualche frammento di Chaos è ancora qua e là disseminato, per aprire le serrature nascoste. Generoso com’è, finirà per indicarci la posizione GPS delle sue miniere…

    Chester

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  5. Che dire, Capitano?

    La “quoto” su praticamente tutto il blog…

    Rinnovo i miei complimenti per la chiarezza e l’acutezza che pone nella scrittura, anche se i temi trattati sono piu’ o meno approfondimenti degli stessi che compaiono sul forum di cui Lei e’ nocchiero.

    Credo che daro’ una “sbirciata” al suo lavoro “editoriale”, se tanto mi da tanto…

    Le auguro un OTTIMO proseguimento dei “lavori”… in fondo e’ tutta salita, prima che inizi la discesa…

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  6. davvero impressionate ho letto tutto d’un fiato con quella curiosità che tutti i bambini hanno! io mi sono imbattuto/a da poco nel mondo dell’alchimia e lo trovo affascinante. speriamo che un giorno per il volere di dio potremmo uscire da questa prigione. liberi di amare e conoscere attraverso ciò che è sacro. ti saluto, complimenti.

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  7. Salve Capitano,anch’io come lei studio alchimia, ma non ho incominciato ancora a praticarla… volevo sapere come devo iniziare?
    Più precisamente con cosa…

    immagino che capire manualmente come si praticano l’arte erboristica sia un buon inizio, cioè cercare, raccogliere,essiccare, sminuzzare, ecc…che ne pensa?
    Partire dal monto vegetale, prima di immergermi nel mondo minerale e poi alla Grande Opera..
    Mi dia un buon consiglio

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    • Cara Matrona Malice,

      la ringrazio della sua visita qui.
      E’ difficile dire come iniziare.
      Direi che la prima cosa è possedere la certezza di poter vivere un Amore impossibile per tutta la durata della propria vita.
      Per strano che le possa sembrare, mi pare un buon consiglio.
      Comunque, se la risposta a quella domanda fosse positiva, dovrà prima leggere, leggere, leggere. Certo la pratica erboristica può essere interessante, purché studiata e praticata con l’intento di comprendere come Madre Natura racchiuda il proprio tesoro nei corpi.
      Il cammino dell’Alchimia, lo sappia, è diverso e dovrà durare qualche decennio…dunque animo, e passione. Cominci magari con il chiedersi “Perché si fa Alchimia?“, o “A che cosa serve Alchimia?“.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  8. lo scrosciante applauso era scontato con una frase del genere!!
    Un errore nel processo di creazione. O forse dobbiamo intendere che è stato fortemente voluto quell’errore? Mi domando allora perchè lasciare nel chaos miliardi di persone e nascondere a privilegio di pochissimi fortunati le chiavi di una eventuale porta ove una volta entrati si potrà godere di quel dono di Dio?
    Non continuo sulle domande, non è retorica è pura e semplice realtà.
    Ovvio che la risposta più sensata è:
    Poichè così è e così è stato deciso.
    Bhè ma allora questo Signore a cui dobbiamo comunque la nostra vita mi potrà far capire le motivazioni del suo errore un giorno?
    Mi deve spiegare perchè ha voluto una cosa così terribile. Non poteva fare le cose più semplici? Non trovate che ci sia della perfidia in tutto ciò?
    Immaginiamo per scherzare che io sia Dio. Un giorno non so che fare e mentre gioco con delle pallette di terra mi dico ahhhh ora mi diverto e puff creo la vita! Bene Ma che gioco sarebbe se tutto fosse bello e tutti potrebbero godere del bene che io Dio posso elargire? Quindi che faccio? ma si creo un uomo e volontariamente (ecco il voluto errore) lo doto di intelletto! In questo modo sono sicuro che si azzanneranno tra di loro per semplici questioni di benessere e potere. Poi che faccio ? nascondo delle chiavi nel bosco e a caso e SOLO a chi ha intrapreso il giusto percorso verso di me, gliele faccio trovare in modo che lui possa salvarsi, possa capire quale sia la motivazione che mi ha spinto ad agire così.

    Questo è il nocciolo!! qual’è questa motivazione? Non posso pensare che colui che crea la vita possa riservare così tanta sofferenza nel cammin di nostra vita. In più se non accettassi questo pensiero sarei oltremodo fuori da ogni possibile sentiero che mi conduca alla meta. Insomma o così o pomì. Allora a cosa serve il nostro libero arbitrio? A nulla, se devo capire ed accettare che per arrivare a metà devo per forza seguire quel sentiero e non un altro che magari mi aggrada di più.
    Quindi cosa devo pensare?

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    • Caro Wait for Sun,

      per prima cosa le porgo il benvenuto sul mio Blog!

      Quanto alle sue domande: le trovo ovviamente dovute; sono le comuni domande che siamo abituati a porci, qui su Terra.
      Però, leggendo il suo commento, mi viene da porle a mia volte alcuni interrogativi:

      A) Perché voler dare a Dio – o come preferirà chiamarlo – una connotazione ‘mentale‘ umana?…non crede che possa essere un errore di valutazione?
      B) Se qui ci sono alcuni miliardi di persone che soffrono, lei pensa che possa essere davvero rilevante o importante a livello dei numeri della Creazione degli universi?
      C) Lei non pensa che ciò che chiamiamo il nostro ‘libero arbitrio‘ potrebbe condurre a delle scelte diverse da quelle che la nostra povera razionalità impone per non soccombere?

      Inoltre, la Via alchemica non è l’unica che prospetta la Liberazione: ve ne sono molte altre. Ognuno, eventualmente, potrà scegliere quella che meglio sente vicino al proprio cuore. Ma, prima, occorre aver compreso meglio il senso della propria vita. Se uno è bello contento di ciò che la propria mente elabora, allora non c’è bisogno di alcuna Via o Porta. Le pare?

      Last, but not least, le chiederei: ma come mai tutte le Vie di Conoscenza – in ogni civiltà, in ogni ‘tempo‘ – postulano un cammino di Liberazione? Quale importanza potrebbe mai avere chiedere una ‘spiegazione‘ al proprio Dio o quant’altro, visto che non possediamo affatto la sua comprensione delle ‘cose‘?

      Ah, dimenticavo: l’immagine del Dio che creando, sbaglia…è molto carina, perché lei l’ha narrata come una impostazione umana; e dunque, se errore c’è stato, se ne dovrebbe concludere che chi ha creato Terra non fosse proprio un Dio….nel Mito, infatti, potrebbe scoprire interessanti tracce di ciò che potrebbe – forse – essere successo.

      Comunque, non dimentichi mai che è Amore ciò che serve: qui ed altrove, per tutti i quandi. Con l’avvertenza che quell’Amore non assomiglia affatto a ciò che tentiamo, in buona fede, di vivere con il nostro prossimo. L’Amore di Madre Natura non ha attese, aspettative o scopi di esclusiva, né di possesso.
      Madre Natura ama con le stesse modalità del suo ‘Essere’: non c’è etica nella Creazione.
      L’etica, e ciò che ne facciamo conseguire, è una imprescindibile necessità della nostra ragione umana.
      Paolo Lucarelli chiamava questa nostra ragione il nostro ‘secondino‘: il secondino della nostra stessa prigione.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  9. “Ah, dimenticavo: l’immagine del Dio che creando, sbaglia…è molto carina, perché lei l’ha narrata come una impostazione umana; e dunque, se errore c’è stato, se ne dovrebbe concludere che chi ha creato Terra non fosse proprio un Dio….nel Mito, infatti, potrebbe scoprire interessanti tracce di ciò che potrebbe – forse – essere successo.”

    Salve Captain Nemo,

    seguo da un poco il suo blog e quello del conterraneo Chemyst. Trovo davvero interessante leggere i post e relativi commmenti che rilasciate nei vostri spazi.
    Sono dei rifugi grazie ai quali posso sfuggire dai ritmi incessanti e spersonallizzanti della rumorosa società, la quale, in maniera neanche così subdola, pian piano lede e annienta i pochi residui di una nostra identità di Esseri appartenenti e interagenti nel Multiverso.
    Il senso di profondo rispetto e passione che pervade la narrazione delle vostre esperienze e intuizioni, unite ad una incessante e sana curiosità, riscontrabile solo nei gesti dei più piccoli (In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso), suscitano nel lettore un iniziale scombussalamento delle ammufite idee e convinzioni, ben custodite e servite dal solerte “secondino”, per approdare, alleggeriti, in stati di naturale Meraviglia in cui le catene dello Spazio-Tempo per pochi attimi riducono la loro morsa.
    Essendo un giovane studente d’ateneo che si pone le stesse domande che lei, insieme ad altri futuri Amanti, si è posto nella gioventù, anche se non è solo questione di età, mi sono identificato nei primi approcci e contatti avvenuti davanti a scaffali di librerie, rovistando tra i mucchi di libri ingialliti di mercatini, in biblioteche oppure durante conversazioni avvenute in café affollati.
    Sono rimasto particolarmente colpito dalla parte della risposta che ha dato al commento di Wait for Sun circa un Dio sbadato e “pasticcione”.
    La prego di voler dare, qualora ne abbia tempo ed intenzione, maggiori dettagli o quanto meno descrivere come ha riscontrato tale realtà(?) affascinante e sconcertante ad un tempo.
    Scusandomi per la lungaggine del commento, la saluto e ringrazio di nuovo.

    Daniele

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